23 gennaio 2012
Quello che le banche dati non possono raccontare (a proposito di “perle delle Dolomiti” e controlli fiscali)
I recenti “fatti di Cortina”, svoltisi nella memorabile giornata del 30 dicembre 2011, si prestano a una lettura differente e di ulteriore livello rispetto a quella che ci è stata offerta da talune testate giornalistiche, da conduttori e conduttrici televisive, da uomini e donne di spettacolo e finanche da taluni personaggi di spicco del mondo della politica.
Si è parlato di spettacolarizzazione dei controlli tributari da parte dell’Agenzia; di gogne mediatiche per i proprietari dei negozi controllati; di indagini svolte un po’ a casaccio sui guidatori di Rolls-Royce, Maserati, Ferrari e Lamborghini; di dispendioso e oltretutto inutile dispiegamento di forze, perché i dati ottenuti dagli “007 fiscali” si potevano recuperare, senza tanto battage, attraverso l’incrocio di semplici elementi che già fanno parte del patrimonio conoscitivo dell’Agenzia delle entrate.
Stando agli osservatori più acuti, sarebbe bastato spremere un poco gli archivi dei quali la nostra amministrazione dispone, per far luce sul fatto seguente: esistono autovetture intestate a contribuenti i quali dichiarano redditi di modestissima entità e, in ogni caso, non congrui rispetto alla situazione possessoria intercettata, sul campo, dai nostri verificatori. Dichiarazioni indecorose, dunque, rispetto al loro tenore di vita.
Le cose non stanno esattamente in questi termini, perché qualche volta le banche dati sono più silenti delle pietre del deserto e non si possono in alcun modo utilizzare sul fronte degli accertamenti fiscali. Esse non dicono le bugie, ma nemmeno dicono abbastanza per un accertamento.
I lettori che non abitino sul pianeta Marte avranno già capito dove voglio arrivare: mi sto riferendo al fenomeno delle intestazioni societarie di comodo, nelle quali il bene è pagato dalla società (che deduce il costo), ma viene gratuitamente utilizzato dai soci o dagli amministratori, al di fuori del circuito di produzione.
Per far emergere queste fattispecie di abnorme impiego di beni societari è necessario che l’Agenzia delle entrate proceda, di caso in caso, a un controllo di corrispondenza tra la situazione possessoria formale e la situazione di reale utilizzazione del cespite. Non basta l’esame cartolare di un bilancio, di una contabilità o di un pubblico registro ed è necessario operare “strada per strada”, attraverso indagini che, necessariamente, conducano i funzionari del Fisco a contatto con la realtà economica.
È esattamente ciò che è accaduto a Cortina ed è questa, a mio avviso, la chiave di lettura del più strepitoso blitz fiscale del 2011. L’Agenzia delle entrate si è ripresa il controllo di una piccola porzione del territorio e ha portato alla luce situazioni che, diversamente, mai avrebbero potuto emergere. Tuttavia sottolineo, a beneficio del lettore, un punto importante del mio ragionamento: l’evasore non è il conducente dell’autoveicolo, ma la società che, avendo acquistato il bene e avendo sostenuto le spese di mantenimento, ha dedotto tali costi al momento della determinazione della propria base imponibile.
Non si dica, a questo punto, che non tutti i controlli eseguiti nel Comune ampezzano hanno dimostrato l’esistenza di intestazioni societarie di comodo e che il dato di maggior rilievo riguarderebbe pur sempre alcuni conducenti, proprietari del veicolo, i quali avrebbero dichiarato redditi personali assai modesti, inadatti a giustificare, tout court, il tenore di vita rappresentato dalla disponibilità dell’autovettura di lusso.
Osservo però che il tenore di vita di Tizio o di Caio non dipende affatto dall’articolazione e dalla consistenza delle dichiarazioni che Tizio o Caio abbiano presentato al Fisco. Dipende, invece, dalle effettive disponibilità monetarie dei citati soggetti, che possono essere rappresentate anche da redditi esenti o esclusi da imposta; da redditi tassati alla fonte con le ritenute o con imposte sostitutive; da redditi condonati o scudati; da lasciti; da eredità e finanche da somme derivanti da precedenti smobilizzi patrimoniali: mezzi monetari, questi, dei quali, del tutto legittimamente, non v’è traccia nella dichiarazione dei redditi. Nemmeno va trascurata la disponibilità di redditi altrui: la moglie che si dedichi assiduamente alle più impegnative pratiche di shopping non si trasforma in un callido evasore fiscale soltanto per avere utilizzato, per il perfezionamento dei propri acquisti, la carta di credito del marito.
Prima di accendere le polveri e prima di avviare l’ennesima “caccia alle streghe”, i giornalisti, i conduttori e le conduttrici televisive, i comici e finanche i nostri rappresentanti politici prendano atto, una volta per tutte, che la dichiarazione fiscale non può costituire, per le ragioni che qui sopra ho esposto, lo specchio della capacità di spesa del contribuente italiano.


Scritto il 23-1-2012 alle ore 18:34
“… i giornalisti, i conduttori e le conduttrici televisive, i comici e finanche i nostri rappresentanti politici prendano atto … che la dichiarazione fiscale non può costituire … lo specchio della capacità di spesa del contribuente italiano”. Fra tutti questi soggetti, anzi per primi, metteri i dirigenti dell’Agenzia delle entrate.
Scritto il 23-1-2012 alle ore 23:16
Buonasera prof. Beghin,
è lapalissiano che la sola dichiarazione dei redditi non “fotografa” la situazione patrimoniale del contribuente. Giova ricordare comunque che l’AdE non ha a disposizione le sole “dichiarazioni dei redditi” ma anche altri dati (a mio avviso più incisivi) e dall’esame degli stessi è possibile ricavare informazioni utili. Aggiungo anche che tutto ciò che non risulta nelle “banche dati” può essere tranquillamente evidenziato dalla parte in contraddittorio con l’Ufficio. Nessuna caccia alle streghe.
Cordialità
Scritto il 24-1-2012 alle ore 13:14
Egregio Prof. Beghin,
concordo pienamente con la sua lettura in particolar modo nel punto in cui dice che quello che le banche dati del fisco non riescono (per ora) a vedere è l’intestazione fittizia dei beni d’impresa (in special modo autovetture) ai soci. In tal senso trovo utile il nuovo adempimento di comunicare all’Ade l’elenco dei beni d’impresa utilizzati dai soci e ancor di più trovo rilevante la previsione di una nuova fattiscpecie reddituale (nuovo reddito diverso) destinata a colpire quei soggetti che si vedono concessi in godimento beni ad un corrispettivo inferiore a quello di mercato. Le volevo chiedere a questo punto una cosa: a Suo dire il legislatore si sta forse preparando ad una svolta tesa a dividere i beni d’impresa in solo due categorie, beni ad utilizzo esclusivo nell’impresa e beni ad uso personale (deducibili i primi ed indeducibili i secondi) escludendo ogni ipotesi di utilizzo promiscuo. Grazie
Scritto il 26-1-2012 alle ore 12:23
non concordo con alcune affermazioni contenute nel post.
1. se l’evasore FORMALE è la società intestataria del bene, il vero evasore è l’utilizzatore che è il proprietario o, ben che vada, una figura apicale della società stessa
2. visto che ciò di cui si parla nel post , in sostanza, si riferirebbe per la maggior parte all’uso di autoveicoli, ritengo che sia corretto parlare di spettacolarizzazione inopportuna (e curiosamente un po’ punitiva) solo a pensare che gli utilizzatori dei suddetti autoveicoli circolano con i medesimi mezzi anche per i restanti 364 giorni su strade ed autostrade.
Allora è vero che l’incrocio di dati (uno su tutti, il telepass)con opportuni filtri potrebbe portare a controlli meno spettacolari e più incisivi.
3. Non sono un piuttostista o (secondo una definizione di Beppe Servergnini, un “allorista”) ma ritengo che , nel panorama dell’evasione/elusione fiscale italiana, colpire per l’uso di autoveicoli sia partire dalle briciole. Inoltre andare proprio a Cortina a Capodanno abbia un aspetto particolarmente populista, scenografico, di invidia sociale e di caccia alle streghe.
Benissimo che si faccia qualcosa, qualunque sia, e quindi da dove si comincia va sempre bene, l’evidenza di una spettacolarizzazioen poco opportuna rimane.
4. Mi collego al punto precedente per osservare che la spettacolarizzazione ha comunque un altro aspetto sottilmente inquietante, oltre a quello di fomentare inutile invidia e risentimento sociale (il presunto riccone colpito pensa : “proprio nei pochi giorni in cui sono in vacanza, in famiglia” ? l’uomo della strada pensa ad un Vacanze a Cortina moltiplicato all’ennesima potenza: “d’altronde se sono andati proprio lì un motivo ci sarà”).
Il post infatti un punto lo coglie: che lo Stato si “riappropri” del territorio e dei mezzi di indagine a vasto raggio(evitando solo azioni formali e controlli su aspetti che dalle dichiarazioni è impossibile cogliere) è un bene ed è ciò che si deve fare. Ma è più inquietante che nel 2011-12 ciò si faccia a piedi, de visu e in edizione straordinaria (come fossimo nei mitici anni 60 o in un film di Sordi) invece di incrociare dati e fare controlli più puntuali e normali nei mille ambiti possibili della vita di tutti i giorni.
5. chi evade deve avere paura delle cose NORMALI.
Altrimenti un bel “Cicci,l’anno prossimo Maldive” risolve il problema e la spettacolarizzazione rimane lì con la bella mostra di muscoli inesistenti, come quegli animali che si gonfiano per impaurire gli avversari, ma che una volta conosciuti e prese le misure non fan paura a nessuno.
Scritto il 26-1-2012 alle ore 20:01
Il controllo sulle autovetture di “lusso” è stato un *dipiù* dell’ operazione Cortina…ancora a parlare di controlli incrociati….telepass….PRA….ecc….
Il controllo effettuato aveva certamente anche una valenza mediatica…..(e va bene anche questo….se permettete)
Come già detto dal Dott. Magistro (Direttore Centrale Accertamento), dirigente che stimo molto, il controllo delle autovetture di “lusso” è stata una attività marginale, lo stesso ha, infatti, detto ai funzionari: “Ragazzi già che ci siete….annotate un pò di numeri di targhe….e li controlliamo in ufficio….”.
Il resto è puro “sofismo”….
Scritto il 27-1-2012 alle ore 00:54
Caro Karl,
sulle autovetture ho solo seguito pedissequamente quanto esposto dal prof. Beghin, riferendo la mia opinione.
Da cui si può, certamente, dissentire, tuttavia mi pare sofistico bollare di sofismo in modo generico l’altrui pensiero.
Ribadisco che se e quando l’attività dello Stato (P.A., AdE, magistratura, etc.) si concede il lusso mediatico, spesso rischia di perdere in incisività, organicità e anche in credibilità.
(oddio, magari qualcuno talvolta si predispone anche ad “altre” carriere …)
Si può sperare/credere nei controlli efficaci e in una maggior serietà dei contribuenti, credo legittimamente.
Sotto questo profilo, continuo a sostenere che la PA ha e può pensare ed individuare mezzi più opportuni, seri e continui.
Nel mio campo (lavoro) gli incroci sono quasi una chimera, ma anche nel campo fiscale vedo tante estremizzazioni e molto meno ragionamento, oppressione mischiata a superficialità.
Tu hai detto che l’AdE ha a disposizione tanti dati utili, però (dico io) spesso non li usa o peggio ancora li stravolge strumentalmente: ma io desidero un controllo SERIO, non una PA pregiudizialmente e sempre “contro”.
Se parliamo di questioni civili e sociali, finisco, mi piace ragionare, “il tifo” lo riservo al calcio…
Scritto il 27-1-2012 alle ore 14:53
Gentile sig. Asnaghi,
quando afferma:”io desidero un controllo SERIO, non una PA pregiudizialmente e sempre contro”, credo faccia un po’ di confusione….
L’AdE non è un “soggetto terzo” rispetto al contribuente (una postilla: personalmente non ritengo nemmeno di utilizzare il termine “contribuente” se lo stesso non “contribuisce” a nulla….), ma è “parte” del rapporto….non è “al di sopra delle parti”….se vuole il soggetto terzo deve appellarsi ai giudici (questi si “terzi arbitri”…)
L’AdE (come tutta la PA) deve operare rispettando il principio di legalità, ragionevolezza ed imparzialità (ma imparzialità nel senso che non può fare disparità di trattamento).
Tanto Le dovevo per “schiarirsi un po’ le idee”.
Cordialità
Scritto il 27-1-2012 alle ore 16:01
Gentile (poco) karl,
non ero sofista prima come non sono confuso adesso. Se non è intimamente convinto delle Sue idee, faccia i conti con se stesso, senza delegittimare l’altrui pensiero.
Sulla terzietà della PA parla la Costituzione; curiosa comunque la Sua concezione di imparzialità, secondo cui l’importante è che la PA tratti tutti (magari male… ma) allo stesso stesso modo.
Ritengo, non solo ma particolarmente nel caso del contenzioso tributario, che la deriva giudiziaria sia una abnormità del nostro sistema e di una concezione fallace dello Stato e dei rapporti civili: ovvio che a un’AdE che ragiona (come Lei) quale mera “controparte” non si può che invocare il giudizio di un terzo. Ai prezzi sociali però che tutti conosciamo. (esattamente a questo proposito, mi spiace constatare che la Sua frequentazione di questi e altri lidi di Postilla – es. Lupi – serva molto più alla Sua erudizione che alla Sua saggezza).
Secondo me così si perde il senso della Nazione e dello Stato.
La PA deve considerarsi al servizio della Nazione, e perciò di ciascuno e come “parte” solo per l’attività di imperio che le deriva dal servizio che presta: ma per assurdo, anche nella contrappposzione al trasgressore, lo Stato è parte solo per “fictio iuris” (per così dire).
Dico questo, mi creda, non certo per svilire o criticare il compito dei tanti funzionari (fra cui immagino Lei) che fanno bene il proprio lavoro, nè per imbastire la solita lamentela verso chi è deputato ai controlli (mi pare di esser stato chiaro: sono contro la spettacolarizzazione e la vessazione gratuita, non contro l’azione).
Solo, non sarebbe male se fossimo tutti d’accordo a comuninciare una rivoluzione culturale per cui, da un lato, le tasse se non bellissime sono almeno doverose e, dall’altro, prima che “contribuente” si abbia la consapevolezza di trovarsi davanti anzitutto un CITTADINO.
Mi scusi laddove sia stato un po’ caustico e personale, ma posseggo solo una “seconda guancia” e continuare a porgerla non mi sembra sempre utile.
Per il resto, ricambio la cordialità.
Scritto il 27-1-2012 alle ore 17:15
Gentile sig. Asnaghi,
ribadisco e confermo che, per l’AdE, il significato del termine “imparzialità” è quello da me espresso….lei continua a confondere “terzietà” e “imparzialità”….
Lei parla di “pregiudizi degli altri” e contemporaneamente ha un personale “pregiudizio” nei miei confronti perchè ha letto i miei precedenti interventi….
A me piace stimolare il dibattito…..mi piace la *polemica* (nel senso positivo del termine, qualora si conosca).
Non se la prenda sig. Asnaghi….non era mia intenzione essere “irriverente” nei suoi confronti.
Cordialità
Scritto il 28-1-2012 alle ore 19:50
forse sono in tanti a comprendere che le banche dati non consentono da sole, senza un’adeguata analisi delle stesse, a volte caso per caso, di individuare quale sia l’effettivo beneficiario di beni e redditi ma sono molti di più quelli che non lo sanno pur non essendo marziani ma gente comune che col fisco interagisce poco o tramite consulenti.
è per tutti questi che azioni come quelle di cortina, con le modalità mediatiche con le quali è stata comunicata, che vengono fatte.
non certo per gli addetti ai lavori sia interni che esterni all’amministrazione finanziaria. questi ne dovrebbero comprendere immediatamente gli effetti sia in termini di acquisizione di informazioni che di recupero di base imponibile.
è per questo che personalmente nell’intervento a cortina individuo unicamente un’operazione di propaganda e solo in questi termini riesco a parlarne.
non escludo poi che in questo senso abbia ottenuto risultati ossia che sia riuscita a dare la sensazione che “ora” si voglia fare molto di più nella lotta all’evasione.
anche perché non molti mesi fa l’ex ministro delle finanze si era espresso nella direzione opposta; ricordate che neanche un anno fa le imprese erano tartassate ed i controlli nei loro confronti eccessivi?
anche perché nello stesso periodo il direttore dell’agenzia delle entrate faceva pubblicare sui quotidiani la lettera ai dipendenti dell’amministrazione finanziaria in cui li “invitava” a non avere comportamenti “vessatori” nei confronti dei contribuenti.
è quindi probabile che fosse importante dare oggi un’immagine nuova anche se con modalità non proprio “sobrie”…..
se mi sbaglio, se il messaggio dato non è solo propaganda però ce lo dirà il futuro.
Solo col tempo vedremo se e quali azioni saranno intraprese “sistematicamente” dagli organi di controllo anche al fine di rendere quelle banche dati più “trasparenti”. Solo allora potremo dire se c’è stata una caccia alle streghe.
Perché l’operazione di cortina non ci ha mostrato nulla di nuovo o di innovativo e se per intraprendere una discussione sull’azione di contrasto all’evasione si parte da lì, scusate, ma mi fa sospettare che la propaganda abbia funzionato anche nei confronti di quelli nei confronti dei quali non avrebbe dovuto attecchire. e questo mi preoccupa un po’…..
saluti
Scritto il 2-2-2012 alle ore 10:25
E’ di tutta evidenza che si assiste ad uno scontro di mentalità. Da una parte un organo dello Stato che ricorre a mezzi di pubblicità per un fine “nobile” e dall’altro alcuni che si “irritano” per i modi utilizzati. Io credo che insistere nel percorso intrapreso alla lunga non paga per diversi motivi. Primo tra tutti perchè si insiste nel solco della indagine “spersonalizzata”, ossia tabellare e a tavolino (Karl: ..ragazzi prendete le targhe che poi facciamo in ufficio..)e non con metodi di indagine dei “fenomeni evasivi”. Se ci accontentiamo della multina alla società di comodo che si intesta la macchinona che usa la moglie per la spesa siamo messi a zero ….! In secondo luogo perchè se è così poi la gente comune inizia a pensare male dei controllori, perchè va bene la multina per la Ferrari ma il resto !?? mancia !!?? tutto qui il male dell’evasione in Italiaa !? Le bustrelle , la corruzzione che non può esistere se non con un “aiuto” del “pubblico” !? Le fatture false per la loro provvista (che non le fanno di certo alla società di comodo per la Ferrari) !? Insomma tutto questo “carosello” che è imprescindibile da quello che concerne il “fisco” dove è !? Forse Beghin è questo che si scopre sul Pra e non le targeh delle auto !!! Mah !!!
Scritto il 2-2-2012 alle ore 12:17
Asnaghi, bisogna comprendere che Karl si sente investito di poteri assoluti e che non è permesso rapportarsi con lui in termini paritetici; non si sente un dipendente pubblico al SERVIZIO di tutta la comuità ma di un “apparato” separato che è autoreferenziale e rispnde solo a se stesso e per il “bene della colletività” dove però decide essa stessa cosa sia il bene per la collettività e se non si è d’accordo non si deve discutere ma al più ci si può appellare ad un ente terzo, imparziale e dico io molto preparato (sic) ….! Magari fosse così, perchè “la penna alta che si esibisce” a modi Pavoni verrebbe ben limata!
Tornano adesso alle cose serie e all’articolo, credo che la ripresa del controllo sul territorio in senso fisico sia da incoraggiare a patto che venga fatto nel modo dovuto e senza spettacoli da circo. Il guaio è che per questo (come si temeva) si pensa già ad altre assunzioni per lo scopo. Di questo passo si arriverà all’uno contro uno, ossia al collasso … senza considerare che ciò in se rappresenta una sconfitta, perchè delle due l’una: se ci sono strumenti sofisticati e informatici che permettono la selezione ecc…., che bisogno c’è anche del controllo a tappeto e fisico sul territorio…!? Così a pelle la cosa non mi convince e la vedo un pò come la scelta irrazionale (o schizzofrenica) di un allenatore di calcio che nel vedere la scarsità di gol fatti pensa di ovviare la cosa mettendo in campo 9/11 di attaccanti …!! Però è sicuro che mi sbaglio perchè “loro” sanno quel che fanno ….! Sicuro… e non discutibile !
Scritto il 2-2-2012 alle ore 20:07
La concezione di Karl (verso cui non ho alcun “astio”, contrariamente a quel che lui crede) della Pubblica Amministrazione, fosse anche legalmente fondata (e a mio avviso non lo è assolutamente) sarebbe comunque socialmente perdente.
Ma su questo è inutile parlarne ancora (almeno fin che Karl non si risolva a confrontarsi).
Tornando al tema “quello che le banche dati non dicono”, credo che l’autore (Beghin) avesse voluto dire, in buona sostanza, che i controlli sul campo sono utili per ciò che non può emergere che il quel modo e risulta di difficile setaccio per qualsiasi banca dati.
L’evoluzione dei controlli-show (dopo Cortina e Portofino, la Milano-da-bere: ma ai corsi di formazione dell’Ade, si proietta l’opera omnia dei F.lli Vanzina ?) sembrerebbe dargli, quantomeno parzialmente, ragione.
Rimangono i tre punti di riflessione collaterale, che rendolo meno banale l’affermazione.
1. I controlli sul territorio servono (assolutamente) a taluni scopi, quelli di cui non è possibile l’accertamento in altro modo. Ciò è lapalissiano, così come è lapalissiano che le banche dati (e gli incroci vari) non possono dire tutto. Ad esempio, trovo molto utili tali sistemi per accertare lavoro nero, che altrimenti sfugge un po’ dappertutto.
2. Insisto, anzi: apprezzerei un po’ di più intelligenti e capillari controlli sul territorio e de visu (li desidererei un po’ più normali: meno spettacolari significa anche meno eccezionali) e un po’ meno studi di settore e compagnie briscole.
Ciò non toglie che la Pa (non solo fisco) ha a disposizione una marea infinita di dati che non sa, non può, non vuole incrociare con un minimo di raziocinio, che sarebbe sufficiente a scovare tanto marcio, forse molto di più che ad incorporare un misuratore fiscale nel cervello di ognuno dalla nascita (poi bisogna controllare che ad ogni incasso si batta lo scontrino: auguri !), che sembra invece il sogno di molti burocrati.
3. Tutti devono pagare le tasse, tutti.
E’ però vero che si ha la sensazione che i controlli a tappeto di tal fatta colgano le briciole, soprattutto se così spettacolarizzati, se così cavalcanti idee di invidia sociale (il prossimo controllo a tappeto ? le mamme in Suv davanti a qualche rinomata scuola privata… scommettiamo ? ).
Briciole, intendiamoci, importanti e comunque GIUSTE, per dare a tutti il senso del rispetto della legalità.
Ma anche solo pensare in un angolo del cervello che sia questa la lotta alla vera evasione e al vero nero (anche al vero lavoro nero e/o sfruttato), beh questo penso che non verrebbe in mente neanche a un consumatore abituale di crack.
Scritto il 5-2-2012 alle ore 09:53
Il simpatico utente “dvd” afferma: “…Asnaghi, bisogna comprendere che Karl si sente investito di poteri assoluti e che non è permesso rapportarsi con lui in termini paritetici”.
È lapalissiamo quanto dice, è ovvio che i ruoli non sono affatto paritetici.
Credo ci sia molta ignoranza sul tema.
Scritto il 5-2-2012 alle ore 10:03
Gentile sig. Asnaghi,
lei continua ad avere (a mio avviso) una concezione totalmente errata del termine imparzialità. Per l’ Amministrazione finanziaria (ed in particolare per l’AdE) assume il significato da me più volte espresso.
Se interpella qualsiasi studioso del diritto tributario (ho letto che lei è un consulente del lavoro) le dirà la stessa cosa. Imparzialità per l’AdE significa divieto di disparità di trattamento.
Cordialità
Scritto il 17-2-2012 alle ore 19:43
Caro Karl, rispondo con ritardo alla tua perchè mi sono preso una settimana di ferie ….! Innanzi tutto ti ringrazio per la simpatia che mi esprimi e forse (se lo dici tu) sono anche facente parte della immensa categoria degli ignoranti (non mi offendo), categoria alla quale di certo tu non fai parte , beato te. faccio comunque sicuramente parte della categoria di quelli che non tollerano l’arroganza altrui oltre che di quelli che considerano il tuo lavoro al servizio di tutti i cittadini; servizio da svolgere con umilità e riservatezza e non certo con esibizioni muscolari (visto che tu sei colto saprai anche cosa ha scritto il giudice livatino sul suo ruolo – di servitore dello stato – e sul come lo si doveva svolgere)…! da come scrivi mi sa che ci sei distante anni luce ………!
Scritto il 20-2-2012 alle ore 17:16
La natura “vincolata” della funzione impositiva e l’assenza di profili di discrezionalità amministrativa propriamente intesi nell’esercizio dei “poteri” che la legge assegna alla Agenzia delle Entrate per l’esercizio della sua funzione, inducono a ritenere, a dispetto di quanto ritiene Karl, in termini di teroia generale del diritto, che in campo tributario il requisto di imparzialità che si richiede alla Agenzia delle Entrate non può essere inteso, come avviene invece nel diritto amministrativo generale in presenza di poteri discrezionali, come semplice dovere di parità di trattamento e di divieto di favoritismi nell’esercizio della funzione, ma va inteso, in tutt’uno con il principio di legalità, quale obbligo della Agenzia di assumere, nell’esercizio della sua funzione, un punto di vista neutrale rispetto agli interessi in gioco, vincolato soltanto alla riconduzione della fattispecie concreta a quella prevista dalla legge.
Che la Agenzia sia poi anche “parte” di un processo quando chiamata in giudizio non vuol dire certo che essa, nel sostenere le sue tesi, debba essere “parziale” ossia portatirice di un interesse proprio, diverso dal mero rispetto della legge.
Scritto il 20-2-2012 alle ore 17:45
La natura “vincolata” della funzione impositiva e l’assenza di profili di discrezionalità amministrativa propriamente intesi nell’esercizio dei “poteri” che la legge assegna alla Agenzia delle Entrate per l’esercizio della sua funzione, inducono a ritenere, a dispetto di quanto ritiene Karl, in termini di teroia generale del diritto, che in campo tributario il requisto di imparzialità che si richiede alla Agenzia delle Entrate non può essere inteso, come avviene invece nel diritto amministrativo generale in presenza di poteri discrezionali, come semplice dovere di parità di trattamento e di divieto di favoritismi nell’esercizio della funzione, ma va inteso, in tutt’uno con il principio di legalità, quale obbligo della Agenzia di assumere, nell’esercizio della sua funzione, un punto di vista neutrale rispetto agli interessi in gioco, vincolato soltanto alla riconduzione della fattispecie concreta a quella prevista dalla legge.
Che la Agenzia sia poi anche “parte” di un processo quando chiamata in giudizio non vuol dire certo che essa, nel sostenere le sue tesi, debba essere “parziale” ossia portatirice di un interesse proprio, diverso dal mero rispetto della legge.
Scritto il 21-2-2012 alle ore 20:26
Rispondo a tale “Pasquale Russo” (aka “Gabriele”):
hai fatto un frittatone tra principio di legalità (ne avevo già parlato io stesso nel primo post) e principio di imparzialità.
L’AdE non è mai portatrice di un interesse “proprio” ma rappresenta gli interessi dell’Erario.
Ripeto: l’AdE esercita la sua funzione nel rispetto del principio di legalità (senza fare confusione sul significato del termine….), del principio di ragionevolezza (alias capacità contributiva) e del principio di imparzialità (che non è l’imparzialità del giudice….).