19 novembre 2010

La ritenuta fiscale e l’oppio dei “sostituiti”: un caso di disobbedienza tributaria

Un articolo pubblicato dal quotidiano Il Sole 24 Ore in data 16 novembre 2010, a firma di Guido Gentili, riporta l’attenzione del lettore sulla figura del sostituto d’imposta e sulla funzione che tale soggetto svolge all’interno del nostro sistema fiscale.

L’argomento della “sostituzione” è perfettamente noto agli studenti che frequentano, in questo periodo dell’anno, il corso base di Diritto tributario presso la Facoltà di Economia dell’Università di Padova, presso la quale io insegno dal 2001.

Tali studenti sanno bene che il sostituto è debitore nei confronti del sostituito, applica imposte – sotto forma di trattenuta – sulle somme versate al creditore e procede, in un secondo tempo, a trasferire al Fisco la cifra corrispondente alle ritenute operate.

Le disposizioni riguardanti la sostituzione tributaria si sovrappongono, così, alle pattuizioni intervenute tra il sostituto e il sostituito, con la conseguenza che il primo soggetto potrà reputarsi “adempiente” (sul piano, appunto, del diritto civile) anche se la somma versata al secondo è inferiore a quella prevista nel contratto (ciò, appunto, a causa della ritenuta).

È chiaro che il sostituto non versa al Fisco l’imposta dovuta sul proprio reddito o su proventi ad esso (sostituto) spettanti. Al contrario, il sostituto versa l’imposta “al posto” del sostituito, determinandola con riferimento a situazioni economiche (compensi, retribuzioni, dividendi, interessi eccetera) che allo stesso sostituito sono giuridicamente ascrivibili. Per tale motivo, il sostituto è obbligato all’esercizio della rivalsa sul sostituito, allo scopo di evitare un’incisione fiscale su ricchezze che, come ho spiegato, non gli appartengono (il sostituto è infatti debitore – lo ripeto – nei confronti del sostituito).

L’istituto della sostituzione esercita, in questo modo, un non trascurabile impatto sulla dichiarazione tributaria.

Quando la ritenuta è effettuata “a titolo definitivo”, il sostituito è invero esonerato, limitatamente al provento fiscale sul quale viene calata la citata ritenuta, dalla presentazione della dichiarazione. La ritenuta eseguita dal sostituto è capace, in questo caso, di azzerare la pretesa del Fisco, con evidente, tangibile effetto di semplificazione sul versante amministrativo-dichiarativo. Qui l’Amministrazione può evitare il controllo su un numero davvero consistente di contribuenti e circoscrivere la propria attività ispettiva alla cerchia – decisamente più limitata – dei sostituti. Se si considera che gran parte delle ritenute a titolo definitivo gravano su redditi di natura finanziaria (interessi, differenziali, eccetera) o remunerazioni del capitale investito (dividendi, interessi), si può con facilità comprendere come sia agevole, dal punto di vista del Fisco, controllare una banca o una società assicurativa piuttosto che mille investitori.

Quando la ritenuta è effettuata “a titolo di acconto”, invece, l’impatto sulla dichiarazione si concentra nel settore dedicato, nell’ambito di quest’ultima, alla liquidazione dell’imposta dovuta. L’espressione “d’acconto” significa, in effetti, che il prelievo eseguito dal sostituto rappresenta un’anticipazione dell’imposta dovuta, a saldo, dal sostituito. Quest’ultimo non è perciò esonerato dalla presentazione della dichiarazione, ma potrà avvalersi della scheda dichiarativa per opporre al Fisco le ritenute subite in occasione del pagamento delle retribuzioni, dei compensi, degli interessi e così via.

Di “sostituzione d’imposta” si sono recentemente occupate anche le cronache nazionali, che hanno fatto riferimento al caso di un imprenditore (se non erro, residente nella provincia di Pordenone), il quale, nel quadro di una iniziativa di “disobbedienza fiscale”, avrebbe deciso di corrispondere le retribuzioni ai propri dipendenti senza effettuare, su codeste somme, la trattenuta fiscale prevista dalla legge.

A quanto pare, lo schema argomentativo sul quale s’incentra questa singolare iniziativa fa leva sul concetto di “inconsapevolezza fiscale” del sostituito.

Il modello della sostituzione tributaria sarebbe infatti costruito – rimanendo sulla linea del nostro imprenditore – in modo tale da impedire al possessore del reddito di percepire appieno l’effetto di depauperamento generato dal prelievo fiscale. Detto altrimenti – e con un po’ di provocazione – la ritenuta fiscale rappresenterebbe una sorta di antidolorifico oppiaceo capace di generare sul malcapitato sostituito uno stato di intorpidimento mentale, di irrimediabile intontimento, fino a tramutarsi in vera e propria inconsapevolezza quanto alla pressione fiscale che insiste sulla ricchezza prodotta.

Il contribuente si troverebbe così a vivere in una peculiare dimensione di insufficienza cognitiva e, de plano, non sarebbe più in grado di pretendere dai governanti servizi pubblici adeguati alla misura del prelievo.

Mi si consenta di dubitare di questa conclusione.
La pressione fiscale che insiste sui redditi del lavoratore dipendente è chiaramente desumibile dalla sua busta paga. Se ciò non bastasse, le ritenute effettuate sono perfettamente visibili, nella loro dimensione quali-quantitativa, anche dalla certificazione che, di anno in anno, il datore di lavoro rilascia al sostituito.

Il discorso potrebbe essere ulteriormente sviluppato, chiedendosi, ad esempio, se l’esame della suddetta busta paga determini una semplice “consapevolezza formale”, non già sostanziale o effettiva, del concorso alle spese pubbliche. Potrebbe esserci, dunque, una differenza tra la suddetta “consapevolezza formale” e la “consapevolezza sostanziale”, dimodochè solo la seconda sarebbe capace di stimolare le conoscenze e di indurre il cittadino a un costante confronto tra l’imposta versata e i benefici ottenuti.

L’indagine ci porterebbe lontano. Ma a me pare che qui la questione scivoli sul terreno metagiuridico e che, in tutta franchezza, non serva sottoporsi ad una concreta, effettiva bastonatura per stabilire se simile percussione infligge dolore alla persona che la subisce.

I punti di forza della sostituzione tributaria sono tanti, basta avere gli occhi per vederli. Sul punto avrò modo di ritornare in un successivo lavoro scientifico.

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20 Commenti a “La ritenuta fiscale e l’oppio dei “sostituiti”: un caso di disobbedienza tributaria”

  1. Raffaello Lupi scrive:

    Il sostituto non sarà mai abolito, ovviamente. Forse non dovremmo andare appresso ai discorsi di Guido Gentili sul sole 24 ore, perchè il tema è ricorrente e ce ne eravamo occupati su dialoghi tributari 2-2010 vedi “Tassazione aziendale e sostituti d’imposta, tra polemiche, riscossioni e segnalazioni
    di Fabio Galletti, Raffaello Lupi”.
    Però questi articoli giornalistici ripropongono il tema generale della tassazione “attraverso le aziende” di cui sarebbe bene che i “lavori scientifici” si occupassero! Speriamo bene.

  2. rraudino scrive:

    Prof. Beghin, i miei sinceri complimenti per la chiara, benchè sintetica ricostruzione della ‘sostituzione tributaria’: fortunati i suoi studenti ad avere un Docente capace di esprimere con tale chiarezza una delle figure fondamentali in tema di ‘prelievo delle imposte’:)_
    D’accordo anche con Lupi ke tale forma di prelieco è e resta assol.nte centrale nel nostro sistema tributario

  3. Mediocrito scrive:

    Gentilissimo Prof. Beghin, non penso che siano solo gli studenti di Padova a sapere come funziona la ritenuta d’acconto o d’imposta…Il caso di Pordenone mi sembra solo una protesta senza seguito. Se si tolgono le ritenute il sistema implode. Oltre alle cose ha scritto a me, invece, interesserebbe sapere, e Lei può rispondere sicuramente, sul come sono nate le ritenute e quando: in che periodo storico eravamo? Ante 58? Ante 73? O dopo? La situazione economica qual’era? Eravamo in pieno boom economico? L’emigrazione al nord era imperante verso Torino e Milano ed il conseguente inurbamento? Tutto ciò creava pressione sul fisco per una nuova gestione di una massa di contribuenti nuovi nella forma e nella manifestazione di una ricchezza uniforme, magari facile da intercettare attraverso le aziende? Era necessario far cassa subito ed anche eliminare una massa enorme di dichiarazioni da controllare inutilmente? Chissà forse all’inizio non tutti i datori erano obbligati alla ritenuta…Sto andando solo di fantasia ma credo fermamente che sia interssante parlare agli studenti anche di questi aspetti (ed a noi, od a me, almeno) per far capire che certe cose non nascono dal nulla ma sono sempre agganciate e determinate da un substrato di previe relazioni economico sociali. Un mio “amico” le ha chiamate “le determinanti del diritto tributario”. Grato per la risposta
    Mediocrito

  4. Gabri scrive:

    Il discorso quando si parla di ritenute attiene, a mio modesto giudizio, alla ” traslazione economica” di fatto ( e non giuridica) del suo costo sul datore di lavoro. Mi spiego: nella discorso ordinario, i dipendenti sono soliti dire che essi pagano un sacco di imposte sul loro reddito lordo ….i datori di lavoro sostengono invece che in realta’ quelle imposte, formalmente gravanti sul reddito del lavoro dipendente, le pagano loro, perché i dipendenti in realtà’ negoziano sul mercato una retribuzione netta ed il costo della ” lordizzazione” del netto (per includere la ritenuta) e’ a tutti gli effetti un maggior costo di produzione che si scarica sul datore di lavoro….che deve essere in grado di destinare una quota della ricchezza prodotta dalla impresa a pagare l’irpef “nominalmente” dovuta dal dipendente ma sostanzialmente dovuta dal datore di lavoro. Ovviamente qui si tocca il tema “riccardiano” ( nel senso dell’economista classico) della distribuzione del reddito….con i relativi conflitti sociali….onde verificare se la ricchezza prodotta dall’impresa e destinata a remunerare le ritenute fiscali imposte dallo stato sarebbe stata effettivamente di pertinenza dell’imprenditore ( in assenza di ritenute)’ come sostengono i datori di lavoro, ovvero sarebbe stata dei lavoratori ( come sostengono dipendenti), i quali sarebbero stati capaci di farsi pagare (anche in assenza di ritenute) lo stesso stipendio lordo…..il resto, ossia formalmente chi e’ il sostituto e chi e’ il sostituito lo si impara sui banchi scolastici…ma senza alcuna utilità’ sul capire come la ritenuta si atteggia nella riscossione delle imposte e sulla traslazione economica della stessa con i relativi conflitti sociali su chi effettivamente ne sta sopportando il costo……questo a mio giudizio voleva dire l’articolo di Gentili sul Sole che andava un po’ piu’ avanti del formalismo delle definizioni di chi e’ il sostituto e di chi e’ il sostituito ( e l’idea che per apprenderlo si debba andare all’università mi sembra un po’ avvilente ……)

  5. fabio galletti scrive:

    Mediocrito: T.U. n. 4021/1877

    Il problema non è avere delle regole (già nell’ottocento c’era la norma) ma come tu evidenzi occorre capire in che contesto opero.

    Se prendiamo gli anni della “grande impresa”, della riforma fiscale del ’70, l’idea stessa che essa portava, in cui c’era o si immaginavano ci potessero essere solo grandi imprese con centinaia di dipendenti, la gestione della ritenuta era un aspetto del tutto secondario, irrilevante. Serviva solamente a riscuotere e lo Stato veniva sostituito dagli enti privati…

    A distanza di tempo, con un tessuto economico e sociale nettamente diverso, la ritenuta conserva un ruolo centrale ma tuttavia, come dimostrano gli articoli di Gentili o le proteste dell’imprenditore veneto, si pone il problema della capacità del sostituto di sostituirsi allo Stato.
    Tradotto in termini economici: io impresa gestisco gli adempimenti ma ho una dimensione tale per cui l’onere amministrativo non mi è indifferente… in soldoni ho un costo e non ho alcun riconoscimento della funzione che assolvo.
    Da qui la percezione o la protesta che spesso si legge sui media del “lavoro per lo Stato gratis”.
    Il punto (qua concordo pienamente con Lupi) che la dottrina non sa spiegare o non vuole spiegare a monte “a cosa servono” gli adempimenti, a dare un senso (se lo rinvengono, ovviamente) e una sistematicità agli argomenti ma al limite a commentare minuziosamente la legislazione.
    Se uno non capisce le ragioni per cui sta facendo una cosa, per poi valutarla criticamente, inizierà a criticare la cosa e poi qualcuno forse anche la farà presumibilmente solo perché non può evitarla.

    Quindi è ovvio che nella fiscalità odierna non posso prescindere dal sostituto non solo in termini di gettito ma per la gestione del rapporto tributario (per la funzione di segnalazione del tributo) ma occorre capire che non esiste, da un punto organizzativo “un sostituto” ma varie tipologie (in funzione dell’organizzazione amministrativa) di sostituti (la fiat è un sostituto ma anche il condominio è un sostituto….con qualche maggiore difficoltà e onere nella gestione della ritenuta).

  6. Raffaello Lupi scrive:

    Rosario, cos’è il prelieco? Un consorzio di raccolta e smaltimento residui plastici? Tipo il Conai? Scherzi a parte (perchè scherzare è la premessa per capire le cose serie) mi piace il discorso di Gabri, che si connette alle domande del mitico Mediocrito (non ti smaschero, tranquillo…) e anche di tornare su un accademico menzionato da Rosario.

    http://raffaellolupi.postilla.it/2009/06/10/dalle-ritenute-alle-segnalazioni-riduciamo-la-ritenuta-sui-redditi-professionali-e-segnaliamo-tutti-gli-autonomi/

    e soprattutto

    http://raffaellolupi.postilla.it/2009/06/10/morire-di-scartoffie-ovvero-quali-limiti-per-la-tassazione-analitica/

    la ritenuta è nata “di imposta” come strumento di riscossione sulle erogazioni ai pubblici dipendenti, se ricordo bene, nel regno di Sardegna. E’ una antesignana della tassazione attraverso le aziende, che poi fa parte della tassazione attraverso altri gruppi sociali, comunità locali, comunità religiose, corporazioni, che sono un riflesso della difficoltà del potere politico di rivolgersi “one to one” ai singoli individui per richiedere imposte (salvo che si presentino a un guado o su un ponte più o meno così http://www.youtube.com/watch?v=oODisCdWnf8).

    Prima della riforma del 1973 mi pare ci fossero , nella realtà , solo ritenute di imposta che sono state adattate alla tassazione progressiva e personale nel 1973, usando le rigidità aziendali per mettere le mani in tasca agli individui…dove le rigidità aziendali sono un pò più flessibili si paga il minimo contrattuale in bianco, con ritenute, e lo straordinario e festivo in nero, anche perchè altrimenti il dipendente perde gli assegni familiari. E’ un caso di evasione aziendale, cioè per finalità di riduzione di costi, e su impulso dello stesso dipendente, cui si associa il datore di lavoro, per trattenere qualcosa per sè…Diciamo così “al margine”. Rosario, questa impostazione economico amministrativistica manca del tutto nel volume sul sostituto di imposta del professore che citavi tu, dove invece ci si dilunga su presunte affinità e differenze con figure civilistiche riferite a un contesto del tutto diverso, come la delegazione di pagamento, l’adempimento del terzo etc…Un elenco di riferimenti e accostamenti, tizio dice, caio dice e nostra timida opinione. Vattelo a leggere, io ce l’ho..

  7. Mediocrito scrive:

    Grazie per la preziosa informazione e le interessanti “riflessioni”

  8. Cristiano scrive:

    Ho la sensazione che qui l ‘oppio se lo sia fumato qualcun altro ……. e non il “sostituito”

  9. Raffaello Lupi scrive:

    Ho fatto un altro passaggio sul volume del professore citato che teorizza un metodo rigorosamente giuridico, cioè una esposizione di quello che dicono le norme…riempiendo circa metà del libro…in cui enfatizza i discorsi, con espressioni barocche, che allungano lo scritto. Comunque apprendo che la ritenuta era d’acconto sui redditi di prestazioni artistiche e professionali anche nel regime della RM e proprio ai fini di tale imposta

  10. Raffaello Lupi scrive:

    Ed ho anche la sensazione di una procedura informatica nuova di gestione del blog, nel senso che se contiene un rinvio a un sito deve essere moderato…salvo che sia dello stesso autore..proviamo un pò con la mitica scena di non ci resta che piangere già linkata sopra http://www.youtube.com/watch?v=VG6qCizKpEg&feature=related

  11. Raffaello Lupi scrive:

    No strano, è passata…allora non capisco proprio quali sono le regole…funziona così su tutti …si auspica un chiarimento legislativo…

  12. rraudino scrive:

    …condivido, prof. Lupi! Ma erano altri tempi ed un’altra imposta (la mitica RM, oggi sconosciuta ai più): epperò ogni tanto nn guasta un occhio ai trascorsi storici dell’Accademia, se nn altro x capire il valore di una formazione cmq adeguata ai tempi;)
    ps. gustoso l’esempio di ‘autocensura’: ma lla logica informatica, sissà…, nn è mica uguale x tutti!

  13. Andrea Asnaghi scrive:

    Concordo con quanto detto sulla funzione insostituibile (probabilmente anche a causa della mia limitata capacità pensare altre soluzioni) della sostituzione nell’attuale sistema tributario per l’attività di accertamento (o segnalazione del tributo, secondo le parole di Galletti).

    Concordo inoltre sul fatto che l’aspetto che colpisce normalmente è la mole di adempimenti che il sostituto è chiamato a svolgere.
    Espongo alcune riflessioni personali.

    1. Trovata la semplice via della sostituzione, si è ad essa via via attaccata qualsiasi altra esigenza sorgesse in merito (ricordo tanto per fare un caso, l’assistenza fiscale, con tanto di gestione conguagli da 730 etc ).
    Non è solo un problema di “mole di lavoro”, a ben veder, ma anche di responsabilità pesanti connesse.
    Non solo lavoro per lo Stato, ma
    - ogni volta che lo Stato ha un’esigenza nuova me l’affibbia;
    - oltre a non venire ringraziato, se per caso commetto, anche in buona fede, qualche errore, sono abbondantemente castigato, rischio del mio, magari anche su aspetti in cui c’entro ben poco (se smarrisco una dichiarazione delle detrazioni di imposta di un dipendente e capita un problema, ci vado di mezzo anch’io …).

    2. E’ stato descritto (nel caso del lavoratore dipendente) un problema di “spostamento” dell’imposta, che è anche un problema di deresponsabilizzazione del percipiente, il quale è vero che può abbondantemente esser cosncio con precisione della tassazione, ma se sposta l’onere su qualcun altro (“dottore, voglio 1800 nette, decida lei come”…) questa coscienza ha poco valore (così come favorisce elementi di complicità: “dottore , se ci mette anche 200 euro di trasferta è indifferente, basta che arriviamo sempre a 1800 “…).

    3. Il meccanismo della ritenuta funziona solo fin quando tutto fila liscio come l’olio, è un sistema che non prevede fallibilità (che invece esistono).
    E quando un professionista subisce la ritenuta e il committente non la versa ?
    E quando il datore di lavoro sparisce (sono stati tempi grevi, questi …) chi risponde per Cud, ritenute e quant’altro ?
    Insomma, quando le cose non hanno funzionato a puntino, e succede sempre meno di rado, che si fa ?

    Ecco, una riflessione anche su questi temi sicuramente non sarà dottrinale ma incoccia con i casi pratici che tutti i giorni si devono affrontare e che anche quando ti han spiegato a cosa serve la sostituzione (ma concordo con Gabri che non serve una laurea per capirlo …) apprezzi con interesse il discorso intelligente ma i problemi restano tutti quanti al loro posto …

  14. rraudino scrive:

    invece ke concentrarci ancora (inutilmente..) sull’accademico Andrea (Parlato), preferirei tornare alle interessanti considerazioni del dott. Andrea (Asnaghi): condivido appieno la riflessione che il sistema della sostituzione d’imposta comporta -a volte- nn pochi problemi x i dipendenti (sostituiti) e/o collabatori ad altro titolo cmq soggetti a ritenuta_ E le questioni possono diventare tutt’altro ke ‘bagatellari’; se è vero, com’è vero, ke si è sviluppata neglia anni tutta una serie di controversie tra sostituto e sostituito sulle modalità del prelievo (scusate se insisto col mio lingauggio da laboratorio Asl..;)) d’imposta, sino alle questioni di jurisdictio ke tanto hanno appassionato la Suprema Corte di Cassazione_
    Come si può ben notare, nn restano coinvolti dalla riflessione i soli aspetti della tassazione aziendale, ma il problema va affrontato a tutto tondo…
    ps raffaello, io i testi BASILARI (?) degli Accademici, cell’ho tutti….una collezione ke nn mi potevo certo perdere;)

  15. Mediocrito scrive:

    troppa attenzione per un argomento che più di tanto non merita (è una mia oppinione, ovviamente, con tutti i limiti del caso)…ma non c’è da meravigliarsi, il “fiscalismo” è fatto così

  16. Andrea Asnaghi scrive:

    Mediocrito, io non mi vergogno di essere immerso nei problemi pratici che la mia professione mi suggerisce. Non disdegno certo riflessioni teoriche, ma le metto sullo stesso piano.
    Una riflessione teorica che partendo dalle “determinanti del diritto tributario” non si sporchi anche le mani con le criticità di attuazione del diritto medesimo mi pare un po’ fine a se stessa.
    I milioni di sostituti e sostituiti che si arrabattano ogni giorno, ti ringraziano sentitamente per quel “non merita” dal tono un po’ sprezzante.
    Detto con stima e senza offesa, naturalmente.

  17. Mediocrito scrive:

    Andrea, hai sicuramente notato la frase fra parentesi…(oltre alla doppia p). Quello che volevo dire è che il sistema della ritenuta è un dato ormai acqusito su cui poggia buona parte del castello tributario e non trovo utile (anzi, non realistico) porre il problema lasciando intravedere la possibilità di toglierle. La mia considerazione, poi, non era di certo riferita al tuo intervento che ho visto non è un caso isolato: mi piace l’idea che un blogger intervenga anche in spazi non da lui gestiti…così circolano le idee…e ciò non può che fare che bene. La frase “non merita” non voleva, poi, essere spregiativa nei confronti di nessuno, anche se mi rendo conto (ed è normale che sia così) che le parole, una volta proferite, predono vita propria che va oltre l’intenzione di chi le ha dette ed assumono il colore della soggettività di chi le legge. In effetti dicendomi “ti ringraziano”, ti fai portavoce di una moltitudine di soggetti a cui, quello che io ho detto, non può importare di meno, presi dai loro problemi quotidiani al cospetto dei quali la gestione delle ritenute non è altro (forse) che una seccatura, scocciatura o fardello…od anche un’occasione di lavoro…
    Ciao

  18. Andrea Asnaghi scrive:

    Caro Mediocrito, ti confesso che quel mio “ringraziano” mi è sembrato subito (dopo l’enter, purtroppo) esagerato e populistico e avrebbe dovuto esser sfumato quantomeno in un “ringrazieranno”(comunque sia, il senso era chiaro, ma odiando i sedicenti portavoce faccio imemdiatamente ammenda).

    Concordo pienamente con te sulla inopportunità di sollevare un problema paventando soluzioni consolatorie, improbabili e/o populistiche.

    E’vero che sostituti e sostituiti avranno mille altri problemi più pregnanti, ma qui … di questo si dibatte e posso assicurarti che i problemi che si riscontrano in questo campo non sono pochi.
    Togliere la sostituzione è demagogico, riflettere su come migliorare il meccanismo (ammesso che sia possibile e soprattutto che qualcuno sia disposto ad ascoltare … ) non credo lo sia.
    Forse siamo troppo abituati a constatare una degenerazione delle cose per pensare in positivo …

    Permettimi infine di dissentire sull’accenno (un po’ malizioso ?) alle ritenute come “occasione di lavoro”: è un problema che non mi tocca, se si parla di semplificazione e razionalizzazione, anche i professionisti devono avere l’obiettività di voler migliorare effettivamente le cose, senza pensare se questo possa comportare una “perdita di fatturato”, vera o presunta che sia.
    Ciao e grazie.

  19. Salvatore Muleo scrive:

    Ciao Mauro,
    l’ho visto quello di Pordenone!
    Sono andato ad una piece teatrale pensando che facesse ridere: il titolo era “Le tasse sono una cosa bellissima” e l’unica cosa che fa ridere è che un tributarista, dopo essersi occupato per tutta la settimana di questo, vada a vedere uno spettacolo simile …

    Ma non faceva ridere per nulla.
    Il tizio di Pordenone non è un imprenditore, ma il rappresentante legale di un’associazione di agricoltori e non ha versato le ritenute per i 6 dipendenti. Diciamo, quindi, che non ha rischiato del suo: legato in solido dall’art. 11 d.lgs. 472 all’associazione, la sua obbligazione sarà estinta dal versamento che l’associazione “sarà costretta” ad effettuare (vi risultano molti casi di sanzioni applicate alla maniera penale?).
    Ha detto anche, vantandosene, che siccome l’UE ha emanato una direttiva sugli ogm e l’Italia non l’ha recepita, nella scorsa estate è stato anche perseguito perché avrebbe esortato i suoi associati a coltivare ogm …
    Quando se ne è andato dal palco, ha ricevuto 4 o 5 applausi di circostanza …. ed un boooo, il mio.
    Ricordate Cetto Laqualunque? “una colata di cemento” ….
    Anche lui si è gettato in politica, come immagino faccia il tizio di Pordenone ….

  20. fabio galletti scrive:

    http://www.radioradicale.it/scheda/292194/incontro-per-discutere-dellesperienza-e-della-battaglia-di-giorgio-fidenato

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