22 marzo 2010
Postilla, post e diritto tributario “bonsai”
Viviamo un tempo assai strano ed è diffusa la spinta alla divaricazione, sempre più marcata, tra azione e responsabilità.
Tizio esplode colpi d’arma da fuoco sulla pubblica via e ferisce di striscio, alla testa, un giovane passante (azione). Risposta del colpevole: “volevo provare la nuova arma”. Un gruppo di aitanti giovanotti violenta una donna in un casolare (azione). Risposta del branco: “era il suo compleanno ed eravamo convinti che alla signora piacesse”. Un giornalista riporta erroneamente un fatto di cronaca; un lettore se ne accorge ed evidenza il fatto attraverso un post (azione). Risposta del giornalista: “scrivo gli articoli quando sono stanco e il lettore non può certo pretendere che io controlli le fonti”.
I casi qui sopra richiamati sono di pura fantasia e ogni riferimento a fatti o persone è dovuto semplicemente alla casualità. Questi casi, però, mi servono per spiegare come funzionano i post e come essi si innestino nello studio dei fenomeni fiscali.
Il lettore deve sapere che il post è un articolo brevissimo, di circa 400-500 parole e di regola sprovvisto di note, il quale, attraverso un linguaggio semplice e il più possibile diretto, muove da casi reali per ragionare sulle questioni fondamentali della nostra disciplina.
Il post è rivolto a chiunque abbia voglia di riflettere, per qualche minuto, su un aspetto della fiscalità nazionale o internazionale, senza la pretesa di diventare, solo per questo, un “lavoro scientifico”. Chi scrive un post non vuole dimostrare la propria cultura, quanto ha approfondito una certa materia, quanto è bravo nella professione che esercita e così via. Il post è un semplice strumento di stimolo al ragionamento, che anche uno studente universitario può utilizzare per affinare la propria preparazione in vista dell’esame di profitto.
Attraverso un qualsiasi post si può parlare di tributo, di capacità contributiva, di evasione, di sostituti, di accertamento, di poteri del Fisco, di discrezionalità, di esterovestizione societaria e di tante altre tematiche che costituiscono, secondo differenti sfumature, aspetti importanti della nostra materia. Con la scrittura di un post non si vuole offendere nessuno. Al contrario, si vuole incentivare la crescita individuale, attraverso la politica dei “piccoli passi”. Se vogliamo, si tratta di ausili per chi voglia progredire quotidianamente nella propria preparazione, sganciandosi un pochino, però, dai percorsi tradizionali (master, seminari, convegni e quant’altro).
Studiare il diritto tributario non significa rimanere a forza sui libri per conseguire un buon voto all’esame. Parimenti, la preparazione di un professionista non è direttamente proporzionale ai metri quadrati della sua biblioteca. Il processo di apprendimento rappresenta, infatti, nulla più che una declinazione della curiosità umana. La curiosità apre le porte all’interesse; l’interesse trasmoda in ricerca e, attraverso quest’ultima, aumentano e si saldano le nostre conoscenze, secondo schemi che sarebbe troppo difficile spiegare esaustivamente in questa sede.
Il post aiuta, talvolta, a mettere in moto questi meccanismi. Se per arrivare a tale risultato si corre il rischio di dire la verità e di pestare i piedi a qualcuno, pazienza.
L’importante è non perdere mai il senso della misura e non creare, in alcun modo, situazioni di dissociazione tra azione e responsabilità.
Buon lavoro a tutti.


Scritto il 22-3-2010 alle ore 15:51
Sono assolutamente d’accordo con Mauro Beghin.
L’aumento delle conoscenze (e delle competenze) nel diritto tributario può procedere anche per piccoli passi, quindi anche un post per quanto breve può far nascere una curiosità e perchè no, far scoprire qualche opportunità fino ad allora sconosciuta ovvero mettere in guardia da modi di fare non considerati come errori.
Il diritto tributario è vastissimo e ogni porta che si apre ce ne fa scoprire altre dieci. Il bello è aprire quelle dieci e scoprirne altre cento!!!
Quindi teniamo a mente che una volta Einstein disse: “L’importante è non smettere mai di porsi delle domande”.
Scritto il 22-3-2010 alle ore 18:48
Trovo illuminante questo post.
Il grande filosofo Rousseau scriveva: “Si è curiosi nella misura in cui si è istruiti”.
Questa citazione corrobora ciò che scrive il Professor Beghin: il sapere è dinamico, nasce tra le mura universitarie, si sviluppa e matura grazie all’impegno, alla volontà di apprendere e di lasciarsi stimolare da chi ha salde conoscenze e “camaleontiche” capacità di trasmissione.
Scritto il 24-3-2010 alle ore 13:59
Bellissimo post che condivido in toto ! Complimenti da un “collega” maratoneta (e oltre)…. dalla bella Ferrara
Scritto il 24-3-2010 alle ore 16:06
Grazie Mauro!
Stavo faticosamente meditando proprio su questo argomento per far comprendere l’essenza di un mio post. Ora non ne ho più la necessità: rimando a questo tuo!
È fin troppo ovvio affermare che questo tuo contributo ha valore universale per tutti i posts.
Scritto il 25-3-2010 alle ore 01:10
Nei miei luoghi di lavoro si progredisce grazie alle domande a “bruciapelo” poste da colleghi in cerca di soluzioni, ma capaci di innescare tutto un processo virtuoso che parte dalla curiosità per arrivare alla verità, o meglio alla conoscenza. Benvengano simili post!
Scritto il 25-3-2010 alle ore 13:06
Apprezzo tantissimo il Post di Beghin ne condivido appieno perfino la puntaggiatura.
Scritto il 26-3-2010 alle ore 19:15
Il mio professore è sempre pungente! E’ il mio idolo anche per questo!